Secondo la definizione della nota enciclopedia condivisa Wikipedia, WhatsApp è un’applicazione che consente lo scambio di messaggi istantanei multipiattaforma utilizzabile via smartphone. Oltre ai messaggi testuali, è possibile scambiarsi tra due o più utenti, documenti, file audio e video, documenti nonché condividere la propria posizione geografica e fare chiamate Voip con qualunque altro utente che abbia installato l’applicazione e abbia a disposizione una connessione Internet.

Una delle prime questioni affrontate dalla giurisprudenza riguarda le condizioni contrattuali da sottoscriversi al momento del download della app in questione ma non mancano anche decisioni in materia di licenziamento e privacy .

di Elena Falletti

In Germania, il Landgericht di Berlino a affermato a questo proposito che il provider deve rendere disponibili le condizioni generali contrattuali in lingua tedesca, e non soltanto in lingua inglese.

In Olanda, la Rechtbank Noord-Holland ha accolto il ricorso di un lavoratore licenziato per aver inviato via Whatsapp dei messaggi reputati offensivi nei confronti del suo superiore. Secondo la Corte il lavoratore è stato ingiustamente licenziato poiché il suo percorso lavorativo, durato 16 anni, è sempre stato ineccepibile, mentre i messaggi offensivi e minacciosi sono stati ritenuti di natura scherzosa, riconducibili a battute. Ciò sarebbe dovuto al fatto che sono stati inviati attraverso l’app al di fuori dell’orario di lavoro.

In Inghilterra, la England and Wales High Court (Queen’s Bench Division) ha trattato una questione in materia di privacy relativamente allo scambio di materiali sessualmente espliciti (messaggi, fotografie e video) inviati attraverso Whatsapp tra un noto calciatore e una donna con la quale stava intrattenendo una relazione. Da un lato, la signora ha venduto l’esclusiva giornalistica inerente alla sua relazione con il famoso sportivo a un noto tabloid, mentre dall’altro lo sportivo tentava una trattativa, attraverso un suo intermediario di fiducia, per riavere indietro direttamente dalla signora i file dei messaggi, le foto e i video che lo riguardavano. La Corte, su istanza del calciatore, ha emanato una prima ingiunzione interdittiva che impedisse la pubblicazione dei materiali pruriginosi sui tabloid inglesi. Durante le successive udienze si è accertato che il calciatore ricorrente ha omesso di depositare in giudizio tutte le prove inerenti alla vicenda. Nonostante l’ingiunzione interdittiva al momento fosse ancora efficace, è compito del giudice verificare se alla luce degli elementi omessi in precedenza, siano ancora presenti circostanze sufficientemente gravi da confermare l’emanazione dell’ingiunzione.

Negli Stati Uniti, diversi i casi hanno riguatato il popolare servizio di messaggistica, soprattutto per quel che concerne la brevettabilità dei software utilizzati dal celebre servizio. Di particolare interesse è il contenzioso sulla brevettabilità dei alcuni software di messaggistica istantanea utilizzati da Whatsapp e rivendicati da una compagnia israeliana e dalla sua licenziataria americana di fronte alla United States District Court of Delaware. Secondo Whatsapp l’istanza degli attori non era accoglibile poiché il loro servizio riguarda un’idea (cioè lo scambio di messaggi da uno smartphone all’altro) e pertanto non può essere brevettata. I giudici distrettuali del Delaware concordano con tale affermazione e, ulteriormente, affermano che tale idea è realizzata attraverso l’utilizzo di “tecnologie convenzionali e tecniche preesistenti”.

Infine, va sottolineato che tanto nel nostro ordinamento quanto in quello spagnolo, i messaggi whatsapp sono stati accolti quali elementi probatori in cause penali. A questo proposito si ricordano, per quel che concerne la giurisprudenza italiana, Trib. Padova 16 febbraio 2015; Trib. Firenze Sez. II, Sent., 3 ottobre 2014, mentre per quella spagnola: Audiencia Provincial Burgos, 27 aprile 2015; Id., 14 aprile 2015; Audiencia Provincial Valladolid, 13 aprile 2015.

Tratto da Cedam – Pluris