La seconda sezione civile è ritornata ad occuparsi dell’efficacia probatoria delle scritture private e ha stabilito che in caso di manipolazione della scrittura come originariamente formata, la cui sottoscrizione non sia stata disconosciuta dal suo autore, per far venir meno la sua efficacia è necessario proporre la querela di falso in sede civile, dal momento che la contestata manipolazione determina l’interruzione del collegamento della sottoscrizione con le dichiarazioni presuntivamente attribuite al sottoscrittore stesso.
a cura di Aldo Carrato

Il caso all’esame

Nel caso sottoposto al vaglio della S.C. si era verificato che su una quietanza di pagamento rilasciata dal creditore appaltatore al committente era risultata apposta successivamente una frase “a saldo di ogni avere”, che lo stesso creditore aveva contestato di aver apposto di suo pugno, ragion per cui deduceva l’inesistenza dell’adempimento totale da parte del debitore. La Corte di merito aveva ritenuto ammissibile la prova testimoniale relativa all’illegittima apposizione di tale frase (attestante, apparentemente, un intervenuto pagamento completamente solutorio), non rilevando che sarebbe stato, invece, necessario esperire la querela di falso.

La soluzione

La Corte di cassazione, nella segnalata sentenza, ha cassato la pronuncia impugnata proprio sul presupposto che, nel caso di specie, per determinare la caducazione dell’efficacia probatoria della scrittura nella parte abusivamente aggiunta, la parte interessata aveva l’onere di proporre la querela di falso. A tal proposito la S.C. ha statuito che la scrittura privata, una volta intervenuto il riconoscimento o un equipollente legale di questo, è assistita da una presunzione di veridicità per quanto attiene alla riferibilità di essa al suo sottoscrittore, sicché la difformità tra l’imputabilità formale del documento e l’effettiva titolarità della volontà che esso esprime, quando non attenga ad un’intrinseca divergenza del contenuto, ma all’estrinseco collegamento dell’espressione apparente, non è accertabile con i normali mezzi di contestazione e prova, ma soltanto con lo speciale procedimento previsto dalla legge per infirmare il collegamento fra dichiarazione e sottoscrizione, cioè con la querela di falso. In ogni caso si ricorda che la querela di falso postula -nell’ipotesi di sua proposizione relativa a scrittura privata- che quest’ultima sia stata riconosciuta (volontariamente dal suo autore o che debba considerarsi legalmente come tale) e che il querelante intenda eliminare la sua efficacia probatoria attribuitale dall’art. 2702 c.c. o, almeno, voglia contestare la genuinità dell’inerente documento, ragion per cui la proponibilità della suddetta querela presuppone, in ogni caso, che la scrittura alla quale si rivolge sia stata sottoscritta, costituendo, invero, la sottoscrizione un suo elemento essenziale.

Impatti pratico-operativi della decisione

La pronuncia in esame è importante perché chiarisce quale sia lo strumento necessario per far venir meno l’efficacia di una scrittura privata non disconosciuta dal suo autore nella sottoscrizione ma che abbia contestato il suo abusivo riempimento parziale da parte del controinteressato rispetto al testo delle dichiarazioni in essa originariamente contenuto.

I precedenti

In senso conforme v. Cass. n. 1258 del 1971; Cass. n. 3718 del 1981 e, da ultimo, Cass. n. 18664 del 2012; non risultano precedenti propriamente difformi.

Cass. Civ., 14 marzo 2013, n. 6534