AVVOCATI, FUOCO INCROCIATO SULLE LIBERALIZZAZIONI
Riforme: Il centro della protesta è a Milano. Ma c’è chi vuole abbassare i toni
De Tilla: pronti a imitare «Occupy Wall Street», governo nemico
Perifano: normativa troppo severa, ma sempre pronti a trattare
Di Isidoro Trovato
Il congresso straordinario di Milano, una settimana fa, lo ha ribadito: l’avvocatura italiana si ribella e alza la voce, contro le liberalizzazioni, la mediazione e la riforma della giustizia. «Nel nostro Paese assistiamo a una crisi di democrazia e di rappresentanza e l’avvocatura non è più disposta a continuare a subire senza reagire – attacca Maurizio de Tilla, presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura -. Siamo oltre 230 mila e costituiamo un bacino di oltre un milione di voti. Ora, ne abbiamo preso coscienza e ne trarremo le dovute conseguenze: non voteremo chi ha affossato la professione forense dando la fiducia. Come avvenuto nelle piazze di tutto il mondo contro gli abusi del capitalismo finanziario – continua – e nei Paesi arabi con la sete di democrazia, in Italia la nostra indignazione porterà a una “Primavera degli avvocati». Dalla due giorni milanese, però emerge molto di più dei pirotecnici attacchi di de Tilla, appare evidente il disagio di una categoria che si sente accerchiata e penalizzata a tutti i livelli.
Il futuro a tinte fosche
«È chiaro che questo esecutivo non ci riserverà alcun trattamento privilegiato – spiega Alberto Bagnoli, presidente della Cassa forense – al contrario cercherà in tutti i modi di scardinare il nostro sistema lo sta già facendo chiedendoci misure per garantire un equilibrio di bilancio da qui a 50 anni, per altro senza considerare i patrimoni. Se non si raggiungerà questo obiettivo scatterà la sanzione: il passaggio al contributivo pro-rata e l’applicazione di un contributo di solidarietà dell’1% da parte di tutti i pensionati. Ma questo, parliamoci chiaro, significherà raddoppiare la contribuzione, dal 13% al 26%, con ovvie ripercussioni sulla già grave situazione reddituale degli avvocati. I dati li conosciamo: la percentuale degli iscritti alla Cassa che dichiarano redditi inferiori a 16.000 euro supera il 37%».
Ma lo scontro con le riforme del governo riguarda anche il nuovo assetto previsto per casse private a cui viene richiesto di provare un equilibrio di bilancio per i prossimi 50 anni, pena il passaggio al contributivo puro. «Mi sembra che il governo abbia perso la bussola – accusa Bagnoli -. Come può chiedere una stabilità ai 50 anni se contemporaneamente penalizza il sistema che la dovrebbe garantire, ovvero la professione forense? Come può dire di voler aiutare i giovani quando, con le misure proposte, rischierà ulteriormente di aggravare la loro posizione? Noi stiamo cercando in tutti i modi di agevolare i giovani professionisti, per esempio proponendo di prolungare dai 5 ai 10 anni i termini per la rateizzazione del riscatto. Ebbene, il ministero ci dice che per approvare questa modifica il riscatto dovrà costare di più. Abbiamo proposto di portare dal 5% al 7% il contributo di solidarietà».
Fuori dal coro
Malgrado tutto però il prolungarsi del contrasto con il governo ha aperto qualche crepa anche all’interno dell’avvocatura. «La rappresentanza dell’avvocatura presente a Milano – afferma Ester Perifano, segretario dell’Associazione nazionale forense – si chiede giustamente come mai, nonostante proteste di piazza prolungate e fiumi di inchiostro spesi per dimostrare che i provvedimenti che ci riguardano sono illegittimi, ancora ad oggi non si sia portato a casa alcun risultato. Per quanto ci riguarda non faremo cadere nel vuoto l’invito a collaborare che ci ha rivolto il ministro della Giustizia e continueremo a lavorare per mantenere, e se possibile, ravvivare il colloquio e il confronto con il governo e il Parlamento. È la strada da seguire: siamo convinti che, diversamente, tutto quello che deve ancora accadere ci passerebbe sulla testa esattamente come è avvenuto da luglio in avanti, nella perdurante inerzia di chi oggi canta vittoria».



