Secondo la Sent. n. 19167 del 2015 della Suprema Corte, deve ritenersi manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 218 e 224 del codice della strada, sollevata con riferimento al criterio di ragionevolezza contenuto nell’art. 3 Cost., nella parte in cui non prevedono -a differenza dell’art. 62 L. n. 689 del 1981- la possibilità per il giudice di regolamentare l’applicazione della sanzione amministrativa della sospensione della patente di guida in modo tale da non ostacolare il lavoro del condannato,
qualora la patente rappresenti un indispensabile requisito per lo svolgimento dell’attività lavorativa, rientrando nel potere discrezionale del legislatore la tutela della pubblica incolumità anche con il sacrificio delle possibilità lavorative del condannato.

cura Redazione di Pluris – Cedam

Il principio, già espresso dal giudice di legittimità, è stato nuovamente affermato in una recente pronuncia. La questione di costituzionalità, precisa la Cassazione, non ha, sulla base dell’eadem ratio esposta, alcun fondamento neppure in relazione alle norme costituzionali denunciate del ricorrente -artt. 1, 4 e 27 Cost.- per la lesione del diritto fondamentale al lavoro quale ineludibile strumento di emenda con conseguenti riflessi sulla violazione del principio rieducativo della pena, rientrando nell’insindacabile discrezionalità del legislatore, ancora una volta, la tutela della pubblica incolumità anche con il sacrificio delle possibilità lavorative del condannato sul rilievo che le peculiarità insite in una attività lavorativa che comporti frequenti spostamenti -nel caso di specie, agente di commercio- in tanto possono trovare equilibrato soddisfacimento, in quanto le relative modalità attuative non finiscano per svuotare integralmente di contenuto la sanzione applicata.

Nel caso di specie, la Suprema Corte, ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto avverso l’ordinanza con cui il tribunale aveva disposto la sospensione per il periodo di sette mesi della patente di guida rilasciata all’imputato ad integrazione della sentenza emessa ex art. 444 c.p.p. di applicazione su richiesta della pena di 8.700,00 di ammenda per il reato previsto dall’art. 186, comma 2, del codice della strada, pronuncia annullata dalla Corte di cassazione con rinvio limitatamente alla omessa applicazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida.

La decisione in sintesi

Esito del ricorso:
Dichiara inammissibile, Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ordinanza 4 ottobre 2013

Precedenti giurisprudenziali:
Cass. Pen., Sez. IV, 4 febbraio 1997, n. 3435

Riferimenti normativi:
L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 62
D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, art. 186
D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, art. 218
D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, art. 224
Cass. Pen., Sez. III, 8 maggio 2015, n. 19167